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giovedì 27 maggio 2010

Il Jazz in Italia: dallo Swing agli anni '60, concerto di presentazione

Venerdi' 28 maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma il concerto di presentazione del secondo volume del critico Adriano Mazzoletti dal titolo "Il Jazz in Italia. Dallo swing agli anni Sessanta" (EDT) con la partecipazione di oltre 50 musicisti del jazz italiano, in un concerto che sarà trasmesso in diretta su Radio3 a partire dalle ore 21.
La storia del grande jazz italiano rivive per una sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Più di cinquanta musicisti si esibiranno venerdì 28 maggio alle ore 21 nella Sala Petrassi per presentare il nuovo libro di Adriano Mazzoletti, "Il Jazz in Italia. Dallo swing agli anni Sessanta", pubblicato da EDT.
Alla conversazione a più voci tra esperti di jazz italiano e non solo - Leone Piccioni, Marcello Piras, André Clergeat, Marco Santoro e naturalmente l’autore del testo, Adriano Mazzoletti - si alterneranno momenti musicali dedicati alla straordinaria stagione del jazz italiano dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta.
Si esibiranno formazioni storiche riunitesi per l’occasione, come il Sestetto Dino & Franco Piana con Sandro Deidda, i Saxes Machine di Bruno Biriaco, il Trio Amedeo Tommasi-Giovanni Tommaso-Franco Mondini e la Nuova Roman New Orleans Jazz Band, alcuni fra i protagonisti di quegli anni, da Giampiero Boneschi, a Gianni Coscia, a Carlo Loffredo, e artisti della scena attuale come Enrico Pieranunzi (anche in veste di musicologo e autore dell’introduzione al volume), Rosario Giuliani, Ramberto Ciammarughi, Franco Piana, Luca Begonia e il Quintetto Swing di Emanuele Urso. La St. Louis Big Band diretta da Antonio Solimene infine renderà omaggio all’opera di Piero Piccioni con la voce della figlia Valentina e Marcello Rosa al trombone.
A Piero Angela il compito di introdurre la serata, alternando le digressioni degli esperti ai brani, tra swing, dixie e jazz di oggi.
Per ascoltare in diretta il concerto clicca qui.

È il 1943: mentre dalla Sicilia le truppe americane risalgono lo Stivale, liberandolo dal nazifascismo, il jazz si afferma definitivamente come la musica del momento nelle sue varianti – dai solisti nei piccoli club alle grandi orchestre, dell’EIAR prima e della RAI poi. Attraverso la radio, artisti come Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Oscar Valdambrini, Giampiero Boneschi e Gianni Basso portano definitivamente il jazz nelle case italiane. Adriano Mazzoletti, in questo secondo volume de Il Jazz in Italia, soppesa e descrive gli eventi che nei tre decenni dal ’35 al ’65 circa hanno plasmato il suono italiano: attraverso ritagli di giornale, carteggi privati, archivi pubblici e ordini di servizio, programmi radio, film, registrazioni di concerti e molti altri documenti, Mazzoletti mette in risalto l’abilità di quei musicisti-pionieri, che nel dopoguerra hanno saputo declinare il linguaggio del jazz rispetto alla canzone e alla musica “ufficiale” unendo il gusto per la melodia allo swing americano. Nei due tomi che compongono il volume c’è spazio anche per la storia recente d’Italia, dalla Liberazione alle prime elezioni del ’48 fino agli anni Sessanta della DC. Scorrono le vicende musicali e non solo delle grandi città come Roma (capitale del cinema, e quindi delle colonne sonore), Milano (epicentro dell’editoria musicale), Torino (sede della grandi orchestre), ma – per la prima volta – viene pesato l’apporto della provincia, ben più di una semplice periferia jazz dell’impero. È in centri come Perugia, Pescara o Verona infatti che negli anni ’70 nasceranno i grandi festival, destinati a durare negli anni, mentre è nell’area americanizzata di Trieste (il famoso TLT – Zona A) o durante la Liberazione nel Foggiano, da cui partivano gli aerei statunitensi, che il jazz italiano può confrontarsi liberamente con quello d’Oltreoceano.
Parallelamente a tutto questo, Mazzoletti compila un poderoso apparato di scritti altrui, documenti d’epoca, indici di consultazione. Una vera e propria geografia del jazz italico, utile per districarsi nel ramificato mondo dei nomi, delle orchestre e della critica del periodo, che attraverso la carta stampata ha esercitato un ruolo basilare nello sviluppo e nella crescita di un suono, quello italiano, oggi riconosciuto internazionalmente a livelli di eccellenza.

Per acquistare il libro dal sito Internet Book Shop è possibile visitare questo indirizzo.

mercoledì 26 maggio 2010

Nina Simone. Una vita - David Brun-Lambert

II suo vero nome era Eunice Waymon, ma nell'America segregazionista degli anni trenta per affermarsi dovette ribattezzarsi Nina (come bambina in spagnolo) Simone (come l'ammirata Simone Signoret). Avrebbe voluto entrare al conservatorio e diventare la prima concertista di musica classica nera, ma proprio il colore della sua pelle glielo impedì. Divenne quindi cantante jazz per caso. Ma, pianista prodigiosa e voce potente qual era, conobbe un successo folgorante, grazie anche alle grandi capacità sceniche.
Nella sua ben documentata biografia di Nina Simone, David Brun-Lambert si sofferma tanto sulla figura pubblica della straordinaria musicista e dell'impegnata militante politica, quanto su quella privata della donna vulnerabile, che andò incontro a delusioni e sconfitte, e conobbe la solitudine, soprattutto negli ultimi anni di vita. Attingendo tra l'altro all'autobiografia di Nina Simone e alle testimonianze di figure a lei vicine (manager, musicisti, amici intimi, avvocati, oltre ad artisti come Charles Aznavour o Toni Morrison), ma anche alle parole di persone meno celebri che l'hanno conosciuta e hanno lavorato con lei, l'autore offre un ritratto a tutto tondo del suo personaggio, al di là dei cliché.
La componente artistica e musicale riveste una grande importanza nel libro, ma non mancano anche notazioni sulla militanza politica, a fianco del Movimento per i diritti civili dei neri a partire dagli anni cinquanta e sessanta.

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Le polifonie vitali di Charles Mingus

Il sito Il Recensore.com ha pubblicato una bella recensione del libro di Stefano Zenni, Charles Mingus. Polifonie dell’universo musicale afroamericano, pubblicato da Stampa Alternativa nel 2007.
Ecco un estratto dell'articolo:
Il libro è incentrato principalmente sull’opera del grande compositore e contrabbassista jazz soffermandosi anche sulla sua vita e su un periodo storico americano difficile ma pieno di fermento culturale.
Stefano Zenni analizza i brani storici di Charles Mingus seguendo un filo concettuale più che cronologico addentrandosi nei meandri della sua musica e spiegando ogni singolo dettaglio con la precisione di un giornalista e la passione di un fan.
“Charles Mingus” è un’opera fondamentale sia perché per la prima volta in Italia viene analizzata l’opera mingusiana alla luce di un quadro culturale e antropologico americano ma soprattutto perché è un libro che appassiona e incuriosisce il lettore nonostante le diverse ostilità e parti tecniche che si incontrano durante il percorso di lettura. Ma la difficoltà di comprensione di alcuni passaggi oggettivamente difficili non deve scoraggiare il lettore che, sicuramente, rimarrà estasiato dalla bravura di Zenni nell’affrontare un autore raffinato ma complesso e dalla grandezza di un personaggio che ci ha lasciato alcune pietre miliari come “The Black Saint and the Sinner Lady” e che ha anticipato diverse tendenze grazie alla sua intelligenza musicale e ad un’energia creativa mai esaurita nel corso della sua carriera.
Il saggio di Stefano Zenni, quindi, non è una biografia patinata ma un punto di riflessione, un’opera didattica che strizza l’occhio al musicista e ai fan di Mingus ma che non trascura affatto i neofiti ponendo, infatti, a corollario del testo una bibliografia introduttiva all’artista, una bibliografia, una discografia selezionata e una videografia.
La collana “New Jazz People” della casa editrice Stampa Alternativa riesce ancora una volta ad offrire un saggio importante che supera sicuramente le aspettative del lettore introducendolo in un universo sospeso tra composizione e scrittura, musica contemporanea e jazz, dove la musica si fa portatrice di valori sociali condivisibili che lega al suo percorso comunicativo.
Qui si può ascoltare una intervista all'autore del libro.

Presentazione del libro "Bitches Brew Genesi del capolavoro di Miles Davis"

Venerdì 28 Maggio alle ore 18:30 presso la Libreria Mondadori di Mirano (VE), Enrico Merlin e Veniero Rizzardi presentano il libro Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis.
Il libro scritto da Veniero Rizzardi e Enrico Merlin è un viaggio attraverso la “svolta elettrica” di una delle figure carismatiche della cultura del’900, attraverso ascolti guidati, aneddoti e racconti. Si tratta di un viaggio nel mondo di Miles Davis partendo da un suo album che ha segnato un epoca, un disco che è diventato il manifesto della filosofia sonora che sta dietro a tutto il movimento, punto di arrivo della sperimentazione modale e trampolino per nuove sperimentazioni sul versante dell’improvvisazione, dell’organizzazione del materiale musicale e di innovative tecniche di studio.
“The Sorcerer”, “The Prince Of Darkness”, “Dark Magus”, “Black Devil”, sino a “Il Picasso Del Jazz”, questi invece gli appellativi attribuiti a Miles Dewey Davis III (1926 – 1991), leader e catalizzatore di talenti.
Mentre si ripulivano i prati di Woodstock, Miles Davis portò in studio un’”orchestra” senza precedenti: tredici solisti con chitarre e tastiere elettriche, quattro percussionisti, un clarinetto basso, un sax soprano. Con qualche appunto sulla carta e dopo solo una serata di prove, in tre mattine si registrò un disco la cui portata storica fu subito chiara.
Fin dalla sua pubblicazione, “Bitches Brew” ridefinì il campo della musica contemporanea e influenzò intere generazioni di musicisti e di ascoltatori.
Era ancora “jazz”? Molti parlavano del capostipite di un nuovo genere musicale che fondeva le sottigliezze improvvisative del jazz con l’energia del rock. Ma la vera, inaudita novità stava nelle proporzioni, nel respiro formale di brani insolitamente estesi per venti e più minuti, frutto di un sapientissimo lavoro di postproduzione. Visionario, psichedelico, progettato come un’opera musicale innovativa e allo stesso tempo pianificato come un grande successo commerciale, “Bitches Brew” fu il risultato di una serie di esperimenti durati alcuni anni, durante i quali la visione artistica di Miles entrò in una fruttuosa tensione con gli interessi del suo editore, ma potè contare sempre sulla sottile mediazione del produttore-compositore Teo Macero. Consultando per la prima volta un corposo materiale d’archivio, e grazie all’accesso ai nastri di lavoro conservati presso la Columbia, Enrico Merlin e Veniero Rizzardi ricostruiscono la genesi dell’album.

mercoledì 5 maggio 2010

Ricordo di Chet Baker - Qualcosa di incompiuto e sfuggevole

La versione italiana del sito All About Jazz ha pubblicato recentemente uno splendido intervento di Paolo Fresu, apparso in appendice al libro di Chet Baker, Come se avessi le ali. Le memorie perdute edito nel luglio 2009 da Minimum Fax nella collana "I Quindici" a cura di Marco di Gennaro.
Nel libro per la prima volta Chet Baker – il "James Dean" dei musicisti, progenitore del cool jazz – ci fa ascoltare la sua vera voce, lasciandoci entrare nel suo mondo scompigliato e affascinante. In questo prezioso memoriale, scoperto a dieci anni dalla sua morte misteriosa, si susseguono ricordi d'infanzia, vividi e complicati rapporti d'amore, l'esperienza del carcere e delle droghe e infine – naturalmente – la musica. Durante tutto l'arco della sua vita Chet Baker torna sempre infatti a rifugiarsi sotto le ali accoglienti delle note della sua tromba e della sua voce inconfondible.
Ecco un estratto dell'intervento di Fresu.
Nello scrivere della poetica e della vita di Chet Baker si ha l'impressione di avere a che fare con qualcosa di incompiuto e sfuggevole. Molto si sa della sua storia ed altrettanto si è scritto, ma restano punti oscuri, così come oscura e tormentata è stata la sua carriera. Irrisolta è ad esempio la natura della sua morte e sfuggevole è la sua personalità dal carattere forte e allo stesso tempo fragile.
Fragile è la sua voce dolce e suadente che si incrina al canto di "I'm a Fool to Want You" ripreso dalla camera discreta del regista francese Bertrand Fèvre nel bellissimo cortometraggio Chet's Romance del 1987, e forte era la sua passione giovanile per le belle auto e le belle donne.
C'è però uno stridente squilibrio in tutto ciò. Perché se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, la sua musica era straordinariamente limpida, logica e trasparente. Forse una delle più razionali ed architettonicamente perfette della storia del jazz.
Analizzando i suoi assolo di tutte le epoche è raro trovarvi una nota fuori posto. L'impressione è di essere davanti a una struttura ideata con estrema chiarezza, dove ogni suono si incastra in un ricco mosaico assemblato in forme perfette e con tasselli dai colori sgargianti che bene si amalgamano tra loro.
È così per la linea melodica nonché per il suo tempo perfetto e rilassato, forse il più cool di sempre.
Ci si chiede dunque come mai la complessità dell'uomo e il suo apparente disordine (conflittuale?) abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso.
Lungi da noi il volere dare risposte. Non affermeremo niente di nuovo nel dire che Chet incarnava il luogo comune di genio e sregolatezza, e non è stato né il primo né l'unico artista contemporaneo a "rappresentarsi" con un volto così multiforme. Una cosa è certa: in questo bailamme di mood e di pensieri nessuno potrà dire che egli sia stato incoerente con se stesso. Scostante sì, ma non incoerente.
La sua sterminata discografia è sempre stata qualitativamente di alto livello anche quando, negli ultimi anni della sua carriera, si circondava spesso di musicisti mediocri o comunque molto inferiori ai suoi standard. Di alto livello perché la sua tromba riusciva sempre a ritrovare il filo del discorso perduto nei meandri del chorus. Non una nota inutile, non un errore ma sempre uno swing misurato (e smisurato) che si accompagnava a un'intuizione melodica felice sostenuta da un progetto disegnato con determinazione e lealtà.
E' stato un racconto avvincente, il suo. Scritto in capitoli che si inanellano l'uno dietro l'altro con la maturità dei grandi e con il rigore di coloro che pensano per dinamiche partendo dall'inizio di una storia per svilupparla successivamente e concluderla tracciandone una parabola perfetta.
Parabola che rappresenta con le note ciò che Chet ha vissuto e che in parte è raccontato in questo libro che ne testimonia solo la proiezione verso la nota di volta e i tempi luminosi. Il resto lo si conosce.
Chet era solo se stesso. Solo e se stesso. A differenza di Miles Davis, non è stato di certo un innovatore che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo del jazz, ma oggi è nell'immaginario collettivo per avere attraversato i tempi come una foglia in balìa dei venti.
Ma sarebbe riduttivo pensarla solo in modo così romantico.
Se il trombettismo moderno si divide tra i "browniani" , i "davisiani" e gli "hubbardiani," si farebbe torto alla storia se non si ipotizzasse una categoria altra che è quella dei "bakeriani," così intrisa di poesia e di pathos....
Per leggere il resto dell'intervento clicca qui.
Per acquistare il libro sul sito Internet Book Shop potete visitare questo indirizzo.

Ecco il video di I'm a Fool to Want You, registrato a Parigi nel novembre del 1987, tratta dal cortometraggio Chet's Romance.

lunedì 3 maggio 2010

Il Jazz in Italia. Dallo Swing agli anni Sessanta

Venerdì 28/05/2010 presso la Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica di Roma alle ore 21, concerto-presentazione del libro di Adriano Mazzoletti Il Jazz in Italia. Dallo swing agli anni sessanta.
La storia del grande jazz italiano rivive per una sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Più di cinquanta musicisti si esibiranno in Sala Petrassi per presentare il nuovo libro di Adriano Mazzoletti, Il Jazz in Italia. Dallo Swing agli anni Sessanta, pubblicato da EDT. Alla conversazione a più voci tra esperti di jazz italiano e non solo - Leone Piccioni, Marcello Piras, André Clergeat, Marco Santoro e naturalmente l’autore del testo, Adriano Mazzoletti - si alterneranno momenti musicali dedicati alla straordinaria stagione del jazz italiano dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta. In scena formazioni storiche riunitesi per l’occasione, come il Sestetto Dino & Franco Piana con Sandro Deidda, i Saxes Machine di Bruno Biriaco e la Nuova Roman New Orleans Jazz Band, alcuni fra i protagonisti di quegli anni, da Giampiero Boneschi, a Gianni Coscia, a Carlo Loffredo e artisti della scena attuale come Enrico Pieranunzi (anche in veste di musicologo e autore dell’introduzione al volume), Rosario Giuliani, Ramberto Ciammarughi, Franco Piana, Luca Begonia e il Quintetto Swing di Emanuele Urso. La St. Louis Big Band diretta da Antonio Solimene renderà omaggio all’opera di Piccioni con la voce della figlia Valentina e Marcello Rosa al trombone.
A Piero Angela il compito di introdurre la serata, alternando le digressioni degli esperti ai brani, tra swing, dixie e jazz di oggi.

venerdì 30 aprile 2010

In dreams: sogni e incubi del primo Novecento sulle magiche note di Fats Waller

Notizia tratta dalla sezione libri del sito della rivista Panorama:
Pubblicata quattro anni fa in tutta Europa e vincitrice di numerosi premi internazionali, esce in una nuova edizione Fats Waller (Coconino Press), la biografia a fumetti del geniale pianista americano nata da un progetto a quattro mani di Igort e Carlos Sampayo.
Quando ero a Parigi ascoltai alla radio la storia di Fats, “dicendomi che sarebbe stato un magnifico fumetto”, racconta Igort sul suo sito. “Chiamai Sampayo, che era, oltre che amico, un mio mito d’infanzia”. Dall’incontro di due menti così libere e fuori dagli schemi – caposcuola della narrazione grafica da quasi trent’anni Igort, ma anche musicista; giornalista, scrittore, sceneggiatore nonché critico musicale esperto di jazz Sampayo – nasce una biografia genuinamente alternative, montata con la tecnica cinematografica del cut up.
Una successione di scene che si intreccia alle vicende di altri personaggi dell’ambiente, musicisti donne clochard discografici amici scrocconi impresari, sullo sfondo della Storia con la maiuscola.
Certo Thomas “Fats” Waller, magistrale pianista e compositore (registrò circa 360 canzoni ma, si dice, ne compose oltre 500) aveva una faccia e fattezze che sembravano una caricatura. E del genio virtuoso ma nero, che faceva ballare la gente con le sue commedie in musica, l’America restituì all’epoca un’icona da cartoon – la faccia “cicciosa” e paciosa, la bombetta storta, la mole goffa e ingombrante, la parlantina svelta.
Igort rinuncia alla tradizione caricaturale per leggere l’anima profondamente blues del pianista. Il successo, la stima dei colleghi, la venerazione del pubblico, la fama di donnaiolo sono gli elementi di contorno. La penna del disegnatore arriva al cuore di una sensibilità troppo acuta e troppo fragile. Dagli accordi e dall’espressione ispirata di Fats sprigionava pura gioia ma dentro, dentro erano solitudine malinconia tribolazione e inquietudine. Assediato dalle donne e dai debiti, Fats era “obbligato” a comporre per vivere, a bere per sopravvivere. La fine fu tragica ma ancora giustificò una lettura da comix: morì assiderato sul vagone di un treno. Un vagone tutto per lui, musicista trentanovenne all’apice del successo: l’impianto di riscaldamento smise di funzionare ma lui era troppo sbronzo per svegliarsi.
Mentre sulle note di Fats l’America balla il New Deal roosveltiano, in Europa si prepara un’epoca buia e dannata. Igort e Sampayo insertano nella storia di Fats scene dal Vecchio Continente: la Spagna dilaniata dalla guerra civile, l’ascesa del fascio in Italia e Germania, le purghe della Russia di Stalin. Ma la musica di Waller arriva dovunque e s’infiltra perfino nel cuore del pregiudizio: può un negro…? Beh, “l’arte si trasmette per strade misteriose”.
Corredano questa nuova edizione di Fats Waller alcune outtakes o “sinfoniette di schizzi e appunti“, come le chiamano gli autori, tavole rimaste nel cassetto che testimoniano il lungo work in progress da cui è sbocciato questo frutto prezioso. Sono abbozzi, studi ma anche quadri autosufficienti. Visionari, onirici, junghiani. Bellissimo il dialogo immaginario con Monk, l’altro tormentato genio della tastiera cui di lì a poco Fats affiderà il testimone di immortale icona del jazz.

How to play bebop. Vol. 1: Le scale bebop e le altre scale di uso comune - David Baker

Un'introduzione allo stile che più di ogni altro ha influito sugli sviluppi successivi del jazz e della musica moderna. In tre volumi le nozioni e i consigli indispensabili per suonare il bebop.
Il primo presenta la grammatica: le scale, gli accordi e le loro relazioni, necessari per suonare il bebop; prospetto riassuntivo delle scale di uso comune e loro funzione; pattern per scale a toni interi e diminuite; esempi musicali ed esercizi; il secondo affronta la sintassi, con i pattern, le formule e le concatenazioni, introducendo alle successioni di accordi e ai cicli, selezionando un repertorio di brani da memorizzare. Infine, il terzo si concentra sulla letteratura e le sue forme: poiché l'apprendimento e la memorizzazione dei brani sono premessa indispensabile per suonare il bebop, Baker propone un metodo per la loro interiorizzazione. Comprese le tecniche, acquisito lo stile e assimilato il repertorio, sarà entusiasmante creare le proprie improvvisazioni e performance.
Per acquistare il libro sul sito Internet Book Shop si può visitare questo indirizzo.

venerdì 23 aprile 2010

Nero jazz - Giancarlo Fundarò

Per circa tre anni il reporter catanese Giancarlo Fundarò ha fotografato i concerti jazz della sua città riprendendo dal vivo personaggi molto noti come Yusef Lateef, Ryuichi Sakamoto, Stanley Jordan e Rossana Casale. L’enfasi del suo lavoro, tuttavia, non si concentra sul singolo personaggio, ma sull’emozione e sull’atmosfera del concerto e sui dettagli che contribuiscono a ricrearla: i gesti degli artisti, le loro mani sugli strumenti, il contrasto tra luce e buio.
Il volume Nero Jazz, pubblicato da 24 ORE Motta Cultura – Gruppo 24 ORE con marchio Federico Motta, non è quindi solo una galleria di ritratti ma un modo per entrare a contatto con le sensazioni più profonde della musica jazz. Le foto raccolte del libro sono partecipi di quanto avviene, riprese da vicino durante le prove. Solo così riesce ad avere la complicità indispensabile a formulare il suo racconto dell’esperienza musicale, mettendo in risalto la straordinaria intesa che si crea nel momento del concerto tra i musicisti trascinati dall’improvvisazione.
La libertà di movimento sul palco gli consente di ottenere una molteplicità di visione, ottenuta variando angolazione e distanza di ripresa. Fundarò ripropone visivamente, nella sequenza delle foto, le modulazioni e gli scatti creativi che danno vita all’esperienza musicale.
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lunedì 12 aprile 2010

Bitches brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis

Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis di Enrico Merlin e Veniero Rizzardi sarà presentato oggi alle ore 19.00 alla Casa del Jazz di Roma all'interno della manifestazione Jammin' the book.
L'appuntamento è di altissimo interesse, dato che il libro di Merlin e Rizzardi getta una luce pressoché definitiva su uno degli album più discussi della storia del jazz e su un’intera fase della carriera di Miles Davis, spesso interpretata senza coglierne il febbrile quanto meditato travaglio nonché il lucido e visionario disegno creativo.
"I temi portanti – hanno scritto gli autori – sono fondamentalmente due: 1) l’evoluzione della musica di Miles Davis dopo il 1967 e come si è giunti a pianificare il successo commerciale di “Bitches Brew” 2) le sfide tecniche e compositive messe in atto per raggiungere tali vertici."
Sollecitati dalle domande del curatore di Jammin’ the Book, Luigi Onori, Enrico Merlin e Veniero Rizzardi dimostreranno concretamente le loro tesi, soffermandosi sul lavoro di editing (ma sarebbe corretto parlare di vera e propria composizione) realizzato dopo le sedute di registrazione dell’agosto 1969 da Teo Macero e Miles Davis in sede di montaggio. In questo senso saranno da seguire le spiegazioni dei montaggi sonori più interessanti, con il confronto tra la parte scritta e quello che effettivamente finì nei solchi di “Bitches Brew”. Il libro è stato redatto dopo la consultazione – mai resa possibile sinora – di un corposo materiale cartaceo e sonoro in gran parte proveniente dal lascito del produttore Teo Macero alla New York Public Library e dagli archivi Sony Music (che hanno ereditato quelli della Columbia records).
19 agosto 1969. Mentre si ripulivano i prati di Woodstock, Miles Davis portò in studio un'"orchestra" senza precedenti: tredici solisti con chitarre e tastiere elettriche, quattro percussionisti, un clarinetto basso, un sax soprano. Con qualche appunto sulla carta e dopo solo una serata di prove, in tre mattine si registrò un disco la cui portata storica fu subito chiara. Fin dalla sua pubblicazione, "Bitches Brew" ridefinì il campo della musica contemporanea e influenzò intere generazioni di musicisti e di ascoltatori. Era ancora "jazz"? Molti parlavano del capostipite di un nuovo genere musicale che fondeva le sottigliezze improvvisative del jazz con l'energia del rock. Ma la vera, inaudita novità stava nelle proporzioni, nel respiro formale di brani insolitamente estesi per venti e più minuti, frutto di un sapientissimo lavoro di postproduzione. Visionario, psichedelico, progettato come un'opera musicale innovativa e allo stesso tempo pianificato come un grande successo commerciale, "Bitches Brew" fu il risultato di una serie di esperimenti durati alcuni anni, durante i quali la visione artistica di Miles entrò in una fruttuosa tensione con gli interessi del suo editore, ma potè contare sempre sulla sottile mediazione del produttore-compositore Teo Macero. Consultando per la prima volta un corposo materiale d'archivio, e grazie all'accesso ai nastri di lavoro conservati presso la Columbia, Enrico Merlin e Veniero Rizzardi ricostruiscono la genesi dell'album.
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domenica 11 aprile 2010

Claudio Sessa presenta il suo libro Le età del jazz

Martedì 13 aprile Claudio Sessa presenta il suo libro Le età del jazz (Il saggiatore). L’appuntamento è alle 21.00 presso la Sala conferenze della Biblioteca comunale, piazza Della chiesa 30 – Bollate (MI).
Scorre via con l'intensità di un brano musicale "Le età del jazz", il saggio con cui Claudio Sessa disegna il quadro della musica jazz degli ultimi decenni. Straordinariamente aperta a ogni forma di sperimentalismo, l'epoca contemporanea viene spesso ignorata nelle storie del jazz. Da Wynton Marsalis a Brad Mehldau, da Steve Coleman a Dave Douglas, senza dimenticare gli sviluppi dei musicisti più creativi delle precedenti generazioni, Claudio Sessa riempie questo vuoto riportando in un quadro generale le varie sfaccettature di una realtà musicale ricca di tendenze e personalità.
Lasciando sempre sullo sfondo il mondo americano, che ha contraddistinto la nascita di questo genere musicale, "Le età del jazz" analizza la scena attuale da molteplici punti di vista. Si aprono così porte nascoste dietro le quali il lettore scorge alcune importanti peculiarità del jazz: con l'attenzione verso la tradizione americana e l'esperienza accademica del Vecchio continente acquistano importanza anche le radici popolari delle molte etnie approdate nel Nuovo mondo.
Attraverso l'analisi dell'integrazione tra stili e tradizione, questa indagine mette a confronto il manierismo dei giovani leoni degli anni ottanta con l'eclettismo di coordinate stilistiche appartenenti a parametri di epoche storiche diverse, fino ad analizzare il valore delle strumentazioni elettroniche.
Per acquistare il libro nel sito di Internet Book Shop potete visitare questo indirizzo.

mercoledì 7 aprile 2010

Pops: A Life of Louis Armstrong

Sul sito della rivista The American Spectator c'è una brillantissima recensione dello straordinaria biografia di Louis Armostrong, intitolata Pops: A Life of Louis Armstrong di Terry Teachout. Il libro racconta non solo la vita di un grandissimo musicista, ma anche aiuta a narrare la storia di gran parte del 20° secolo, grazie al quale lo scrittore si candida autorevolmente per la nomination al Premio Pulitzer nella categoria delle biografie.
Readers should browse the index, featuring names as diverse as Al Capone, Jimmie Rodgers, Bing Crosby, Philip Larkin, Darius Milhaud, Jean Renoir, and Pope Pius XII, and check out the 60-page bibliography. In a bow to the tech generation, Teachout lists 30 key Armstrong recordings covering 40 years, all downloadable from iTunes. I made a point of playing them on my iPod as I read the book, which enhanced the experience.
Teachout traces Armstrong's life from his birth in 1901 (not on July 4 as he claimed) in the infamous Storyville section of New Orleans to his death in Queens, New York in 1971. Armstrong's prototypical rags-to-riches story has the added subtext of racial prejudice and segregation.
Teachout sets the stage in his prologue: "It goes without saying -- or should -- that Louis Armstrong's music was the most important thing about him. Yet his personal story, in addition to shedding light on the wellsprings of his art, is important in its own right, and no less in need of a historically aware interpretation. He was a child of his time, not ours, and some of the things he said or did are barely intelligible to those who know little of his youth. Even in his own time, he was widely misunderstood, often by people who, like Dizzy Gillespie, should have known better."
Teachout first traces the Armstrong itinerary from New Orleans to Chicago, where his genius was first recognized by Joe "King" Oliver, a legendary father of early jazz. There young Louis Armstrong joined the Creole Jazz Band of the early 1920s and began to outshine his mentor. Armstrong next moved to New York, where he encountered a new level of sophistication with the educated bandleader Fletcher Henderson. In 1925, back in Chicago, Louis Armstrong and His Hot Five recorded "what was to become the Old Testament of classic jazz." That made them the most significant band in the history of jazz. Armstrong had arrived.....
Per leggere l'intera recensione si può visitare questo link.

giovedì 1 aprile 2010

Nasce Carish Jazz

Il gruppo Carisch leader nell’editoria, produzione e distribuzione di musica stampata, strumenti musicali ed audio, annuncia in questi giorni la nascita di una nuova raccolta dedicata a rinomati musicisti del panorama jazz italiano ed internazionale.
Carisch Jazz rappresenta un bellissimo percorso nella musica attraverso le note dei grandi jazzisti contemporanei. Un racconto sulla musica di ogni autore, cercando di renderla un piacevole e ‘gustoso’ viaggio per il lettore, anche nello sfogliare le pagine iniziando dalla copertina e concludendo con la firma del musicista, come a rappresentare una sorta di timbro di approvazione.
La collana, curata da Monica Manetti - da anni collaboratrice di Stefano Bollani - è stata ideata e realizzata da Carisch con particolare attenzione ai dettagli, a partire dalle copertine, che sono tratte da opere realizzate da una giovane disegnatrice di talento.
Ogni volume è dedicato ad un musicista e alla sua musica e contiene una presentazione introduttiva dell’artista con appunti sulla sua attività e sulle scelte inserite nella pubblicazione. All’interno si trovano le partiture musicali più rappresentative, selezionate e commentate dal musicista stesso, al fine di trasmettere al meglio il “sapore” delle sue composizioni. Gli spartiti sono corredati da annotazioni e riferimenti ai brani e ai dischi da quali sono tratti, nonché da immagini, aneddoti e frammenti di manoscritti.
Le pubblicazioni sono tutte bilingue e la traduzione in inglese è di Victor Parchetti Beard, raffinato traduttore di testi d’arte.
I primi tre volumi Carisch Jazz sono dedicati a Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli (10 composizioni per quartetti d’archi) e Mirko Guerrini.
Sul sito www.milanoweb.com, è stata pubblicata una intervista a Stefano Bollani ed Enzo Pietropaoli, che ci presentano la nuova collana:
Allora Stefano, cosa ci racconti del volume dedicato alla tua figura artistica?
"Beh, come primo obbiettivo, quando la Carish mi ha fatto questa proposta, mi sono innanzitutto posto il problema di cosa metterci dentro (sorride, ndr)... Non volevo una completa trascrizione di tutta la musica che appare nei miei dischi e così ho optato per una collezione di arrangiamenti esclusivamente per 'pianoforte solo'. Trovo che questo volume sia rivolto, non tanto a quelli che fanno jazz, ma soprattutto a quei musicisti classici che, per loro formazione, non sanno improvvisare con le note. Diciamo che, leggendo questi spartiti, si parte da un qualcosa per poi andare altrove..."
E nel tuo caso, Enzo?
"Io, invece che rileggere alcuni miei brani, ho deciso di recuperare dieci composizioni tratte da un mio vecchio album del '91 inciso assieme ad Enrico Rava con l'ausilio di un quartetto d'archi. Quel disco si chiamava 'TO...' e in quel caso fui accompagnato dall'Insieme Strumentale di Roma formato da Giorgio Sasso, Lorenzo Collito, Francesco Fiore e Francesco Sorrentino. Bei tempi, se ci ripenso..."
L'intervista integrale si può leggere a questo link.

martedì 30 marzo 2010

William Parker. Conversazioni sul jazz

Vorrei segnalare la pubblicazione del libro di Marcello Lorrai, William Parker. Conversazioni sul jazz, per la casa editrice Auditorium.
Dagli anni Settanta tra i maggiori protagonisti del jazz contemporaneo, contrabbassista, leader, protagonista inesausto di un'enorme mole di incisioni, catalizzatore della scena newyorkese del jazz neroamericano d'avanguardia, e apprezzatissimo anche in italia, William Parker si racconta in una lunga intervista che ripercorre la sua esperienza e illumina la sua originale visione musicale.
"Nella musica ognuno deve poter scegliere il proprio ruolo: la libertà è questa. è l'idea della musica creativa, della musica improvvisata, è l'idea originaria del jazz: l'individualità. disgraziatamente c'è qualcuno che ritiene di poter dire: "Questa è musica, questa no". Invece devi avere la libertà di fare quello che vuoi all'interno della musica che hai scelto. Penso che questo sia il contributo che chi ha fatto musica improvvisata, jazz, ha dato, senza avere potere istituzionale, senza nemmeno essere uniti, semplicemente come individui".
E' possibile acquistare il libro nel sito di Internet Book Shop visitando questo link.